040. Foto e introduzione alla III Lectio Magistralis

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Lunedì, 8 marzo 2010, si è svolta alla Pontificia Università Urbaniana la III Lectio Magistralis di Studi Cinesi alla quale hanno partecipato circa 350 persone. La Lectio ha avuto come titolo: “Matteo Ricci and the Chinese: spaces of encounter between the Self and the Other” per ricordare il IV centenario della morte di questo grande missionario avvenuta a Pechino nel 1610.

Mentre ringraziamo il Prof. Nicolas Standaert per averci onorato della sua presenza e per averci regalato una appassionata conferenza, desideriamo riproporre l’introduzione alla Lectio e la presentazione del relatore da parte del Prof. Alessandro Dell’Orto, direttore del Centro Studi Cinesi, e mostrare alcune foto dell’evento.

La Lectio Magistralis del Prof. Standaert sarà pubblicata su uno dei prossimi numeri della rivista dell’Università Urbaniana.



 
Dall’introduzione del Prof. Alessandro Dell’Orto:

 

É per me un piacere grande poter introdurre questa III Lectio Magistralis di Studi Cinesi, un evento annuale della nostra Università che è già giunto alla sua terza edizione. Ma è per me un piacere ancora più grande poter presentare il Prof. Nicolas Standaert, amico carissimo di vecchia data che, nonostante la sua giovane età, è uno degli studiosi internazionali più rinomati sugli scambi culturali tra la Cina e l’Europa dal diciassettesimo secolo in poi, specialmente sul modo in cui gli studiosi cinesi hanno ricevuto e hanno reagito alla cultura europea.
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Nicolas, gesuita, è professore di Studi Cinesi all’Università Cattolica di Leuven in Belgio dove ha anche conseguito la laurea, il master e il dottorato in Studi Cinesi. Prima del dottorato, ha trascorso un periodo di specializzazione in Storia e Filosofia Cinese all’università di Fudan a Shanghai. Nicolas ha poi conseguito una laurea in Filosofia e Teologia al Centro Sèvres di Parigi e la licenza in Teologia all’Università Fujen di Taipei. Ha diretto vari progetti internazionali di ricerca ed è membro di innumerevoli comitati scientifici in tutto il mondo.
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Nicolas è un relatore molto cercato negli ambienti accademici internazionali: ha infatti tenuto conferenze nelle più prestigiose università dell’Europa, della Cina e dell’America. È autore di una quindicina di libri tra i quali mi piace ricordare il suo studio sui funerali nello scambio culturale tra la Cina e l’Europa; ha curato circa dieci libri tra i quali segnalo il testo sulla confessione nel tardo periodo della dinastia Ming e nel primo periodo della dinastia Qing, insieme al Professore Dudink, e il volume primo del manuale sul Cristianesimo in Cina dal 635 al 1800. Testi che chiaramente sono presenti nella nostra biblioteca. Ha poi pubblicato più di 100 articoli in libri e riviste accademiche di tutto il mondo e insieme al professore Dudink ha creato una banca dati, accessibile via internet, delle fonti primarie e secondarie che riguardano i contatti culturali tra la Cina e l’Europa nei secoli 17mo e 18mo (1582-1840 circa), banca dati che abbiamo già annunciato l’anno scorso sul blog del nostro Centro Studi Cinesi.
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Grazie, caro Nicolas, per aver accettato di essere con noi oggi, nonostante i tuoi tanti impegni. Siamo davvero onorati della tua presenza e felici di ascoltare la tua Lectio che quest’anno abbiamo voluto dedicare a Matteo Ricci nell’occasione del quarto centenario della sua morte, avvenuta a Pechino nel 1610.
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Su Matteo Ricci è stato detto e scritto tutto quello che era possibile dire e scrivere, ma la Lectio di Nicolas svilupperà un tema molto originale e di grande rilevanza anche oggi. In quale modo la presenza dell’altro, in questo caso i Cinesi con la loro cultura e la loro società, hanno contribuito alla formazione di un uomo, di uno studioso e di un missionario quale Matteo Ricci? E fino a che punto questi si è lasciato guidare nello spazio dell’altro dal suo interlocutore cinese? Quali sono stati quegli spazi condivisi di incontro e di dialogo tra Matteo Ricci e i Cinesi che hanno concorso a far si che ancora oggi la loro storia venga raccontata nei più diversi contesti e nei più diversi modi?
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Questi sono alcuni degli interrogativi a cui Nicolas cercherà di rispondere nella sua Lectio.
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Ma permettetemi, a questo punto, di sfatare l’immagine di una Cina che spesso viene rappresentata come lontana, misteriosa, imperscrutabile. Chi tra di noi ha vissuto nel mondo cinese per un periodo abbastanza lungo da impararne la lingua, e a rispettarne gli usi e i costumi e, perché no, a riflettere sulle sue contraddizioni, si è reso certamente conto che la Cina non è poi così diversa da tante altre società e culture di questo nostro mondo. Forse, una delle caratteristiche principali è la sua forza di attrazione e la capacità di trasformazione che essa esercita su chiunque si avvicini a lei. Accettare questa forza di attrazione e capacità di trasformazione non vuole dire però diventare altro, ma piuttosto prendere coscienza delle proprie e altrui differenze e, allo stesso tempo, lasciare che i propri orizzonti si incrocino con quelli dell’altro, che i propri passi procedano insieme in quegli spazi condivisi di incontro creati nella reciprocità e nel rispetto. Lo spazio dell’altro, infatti, non è una minaccia ma una risorsa, è il luogo dove ognuno di noi può imparare cosa voglia dire essere veramente umani, un tema questo molto caro alla tradizione culturale cinese.
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Il tanto acclamato “accomodamento” di Ricci, che lui stesso asserisce nella espressione “in tutto mi accomodai a loro”, è stato un processo lento, graduale, parziale, incompiuto, non privo di incomprensioni e diffidenze da ambo le parti. Rimangono tanti spazi inesplorati che solo un atteggiamento reciproco più sincero, più flessibile e più lungimirante tra il Cristianesimo e la Cina può far rifiorire e consolidare. Un processo di inculturazione del Vangelo che oggi più che mai deve essere un impegno fondamentale della stessa Chiesa cinese, andando oltre Ricci e oltre la situazione attuale. Mi auguro che insieme alle tantissime culture e società di questo nostro mondo, di cui voi studenti siete una cospicua e bella rappresentanza, la Cina e le sue tradizioni possano diventare, soprattutto oggi, uno spazio privilegiato attraverso il quale mettere in moto ‘una critica culturale e religiosa del noi’, interrogando le nostre stesse pratiche sociali, allargando le nostre visioni del mondo e, per coloro i quali sono impegnati nell’annuncio del Vangelo, analizzando e purificando i nostri modelli e pratiche missionarie.
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Solo imparando a camminare a piedi scalzi e con passo leggero nel mondo dell’altro è possibile creare spazi condivisi di incontro e di dialogo con culture e religioni diverse dalle nostre. E quanto più il passo sarà leggero, tanto più l’impronta sarà profonda nel cuore di un’altra cultura. Questo atteggiamento è fondamentale sia per l’opera missionaria della Chiesa nel 21mo secolo sia per qualsiasi persona e istituzione, di ogni latitudine e visione del mondo, impegnata nel dialogo interreligioso e interculturale. E questo vale anche per la stessa grande Cina.
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Matteo Ricci è entrato e si è lasciato condurre gradualmente nello spazio dell’altro. Come ciò sia capitato e i risvolti di questa straordinaria storia di incontro e di amicizia, non sarò io a raccontarvelo ma il prof. Nicolas Standaert nella sua Lectio Magistralis.


 
 






 





Il Rettore Magnifico dona al prof. Standaert la medaglia commemorativa della nostra Università.
E’ un piccolo segno di grande affetto e di profonda riconoscenza,
un tributo corale, di noi tutti e della comunità accademica internazionale,
al suo instancabile lavoro di ricerca sul dialogo culturale e religioso tra l’Europa e la Cina.



Desidero esprimere il mio più sincero e personale ringraziamento
a Nicolas che ci auguriamo di avere ancora con noi nel futuro
a tutti coloro che hanno partecipato a questo evento
e a coloro che, in vari modi, lo hanno reso possibile.
Un grazie sincero a tutti!
Alessandro Dell'Orto


12 marzo 2010