Invito conferenza





Uno dei cardini della strategia missionaria dei gesuiti in Cina fu l’accostamento del messaggio cristiano alla locale tradizione filosofica confuciana. A tal fine, era fondamentale possedere una profonda conoscenza del pensiero confuciano tramite l’accesso diretto ai testi. La lettura dei classici aveva infatti persuaso i missionari del fatto che la filosofia del confucianesimo delle origini (a differenza del neo-confucianesimo di Zhu Xi) avesse molte similarità e fosse dunque compatibile con la religione cristiana. Sottolineare i punti di incontro tra le due dottrine avrebbe reso il cristianesimo più familiare e più facile da accogliere da parte dei cinesi. 
I gesuiti quindi avviarono un progetto di traduzione dei Quattro Libri sin dalle prime battute della missione in Cina. I classici venivano anche utilizzati come strumento per l’apprendimento della lingua scritta. 
La morale confuciana appariva laica, civile, molto concentrata sul buon governo e sul corretto modo di agire nei rapporti interpersonali, nella società, sullo studio e il perfezionamento di sé. Alcuni passaggi famosi (come l’emblematico Lunyu 7.20: 子不語怪力亂神“Il maestro non parlava di fatti straordinari, atti di forza, disordini e spiriti”, e altri come Lunyu 11,12 e 7.34) sono stati individuati da diversi traduttori come la prova dell’ateismo o dell’agnosticismo di Confucio, o comunque della sua riluttanza a parlare di certi temi. 
Ad ogni modo, confrontandosi con questi testi, i gesuiti si trovarono sovente di fronte ad alcuni concetti ed elementi metafisici (come 上帝天命鬼神ecc.) e dovettero trovare il modo di comprenderli e tradurli. Il problema della traduzione divenne cruciale e addirittura pericoloso al tempo della Questione dei Riti, quando i missionari gesuiti furono accusati dagli altri ordini di permettere l’idolatria ai convertiti cinesi al cristianesimo. 
In questo intervento ci si concentrerà principalmente su come alcuni concetti problematici, ed in particolare 鬼神, furono compresi e poi resi nelle due versioni dei classici realizzate immediatamente prima e subito dopo lo scoppio della Questione dei Riti: la traduzione di Da Costa-Intorcetta di DaxueLunyu in Sapientia Sinica(Jianchang 1662) e di Intorcetta del Zhongyong in SinarumScientia Politico-Moralis(Macao-Goa 1667-1669) da una parte,  e dall’altra la traduzione rivista dei tre classici su menzionati ad opera di Intorcetta-Herdtrich-Rougemont-Couplet pubblicata nel Confucius Sinarum Philosophus(Parigi, 1687).